Il primo ricordo

VERDE RIVISTA

Fb08Federico Bressani

“Mi chiamo Matteo Giordano, ho 35 anni e vivo a Londra dove lavoro come Assistant Manager per una Food Company. Cerco costantemente di conciliare lavoro e scrittura (che sto cercando di far diventare la mia professione a tempo pieno) e nel 2016 ho pubblicato il mio primo romanzo Novantaquattroper la Nativi Digitali Edizioni. Con il primo ricordo debutto su Verde.”
L’illustrazione è di Federico Bressani.

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Perchè oggi il Big Ben non ha suonato a mezzogiorno

Se Roma ha il Colosseo, Parigi la Tour Eiffel e Mosca il Cremlino, il simbolo di Londra è il Big Ben: quando si pensa a queste città la prima associazione che si attiva nel nostro cervello è proprio quella con il suo monumento più iconico. Che però starà in silenzio per un po’.

Londra = Big Ben. Nonostante negli ultimi anni siano apparse lungo lo skyline della città altre costruzioni più grandi e riconoscibili, il fascino della torre campanaria più famosa del mondo è rimasto immutato, e poco importa se la prima impressione che si ha standoci sotto e guardando all’insù sia quella di pensare che in fondo non è poi così alto.

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a ballare al Fabric, il più grande club underground del mondo

Ecco un breve estratto del mio ultimo articolo pubblicato sul blog collettivo Le Nius:

Poco tempo fa mi è ricapitato il link di un articolo dello scorso anno a proposito di una coppia di anziani polacchi, evidentemente appassionati della musica da ballo, che durante una vacanza a Londra si sono concessi un’uscita fino alle 5 del mattino al Fabric,  il club underground più famoso della città (e a detta di molti, anche del mondo).

Nessun errore pare: non si trattava di due fan di valzer e mazurka capitati per caso al night club di Farringdon, ma di una coppia avvezza alle uscite notturne in quel di Cracovia giunta al Fabric proprio perché alla ricerca del migliore club di Londra. I ragazzi all’interno del locale li hanno subito accolti divertiti e forse un po’ invidiosi per la verve ancora conservata dalla coppia, che come unico strappo alla regola si è concessa uno shot di tequila, per poi passare il resto della serata a bere té gentilmente offerto dalla direzione insieme ad un divanetto…

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Londra in musica: viaggio fra copertine e videoclip che hanno fatto Storia

Londra è una città che si presta ad essere osservata da innumerevoli angolazioni e, a seconda del punto in cui la si guarda, sembra sempre nuova e diversa: ecco perché scegliendo la chiave di lettura giusta si possono scoprire luoghi in apparenza anonimi e attraversati ogni giorno da migliaia di persone a cui non viene nemmeno in mente di alzare lo sguardo dall’Iphone per guardarsi intorno.

Partire alla scoperta della Londra in musica, ad esempio, può essere un modo divertente per andare a caccia di tutte quelle immagini viste solo in foto o su MTV.

 

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la citazione del venerdì

cit.JPGQuesto è l’incipit di “novantaquattro”: una riflessione scritta al bar di un aeroporto per una sequenza che sta nella seconda parte del romanzo.

Poi però mi pareva sprecata lì, verso pagina 400 e rotti, dove magari nessuno ci sarebbe mai arrivato. E allora ho pensato che valesse la pena tirare una delle cartucce migliori subito all’inizio (così poi uno è costretto a leggersi quasi tutto il romanzo per scoprire come va a finire…)

citazione agrodolce

Una breve citazione agrodolce da novantaquattro:

Si erano lasciati così, amaramente, come alla fine di una di quelle commedie indipendenti americane dove per tutto il tempo non succede mai realmente qualcosa e dove c’è sempre una morale agrodolce, magari con un brano degli Smiths in sottofondo che lascia lo spettatore a pensare, mentre scorrono i titoli di coda, che forse avrebbe potuto andare diversamente…

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le vecchie cassette, estratto da “novantaquattro”

Dani aveva rapidamente sbaraccato il tavolo da squadre e compassi con l’animo più sollevato. Era passato da tecnica a storia così come da Non è la Rai era passato a Videomusic. Mentre stava girando le pagine del libro usato pieno di insopportabili sottolineature di interi paragrafi con l’evidenziatore rosa, la sua attenzione era stata subito dirottata dal riff di chitarra del video che stava andando in onda. Sullo schermo c’era un tipo che camminava con il volto sfocato; la telecamera traballava come se l’operatore fosse ubriaco. Poi lo stacco di inquadratura in bianco e nero di una cassa da morto e di nuovo sul tipo che camminava, questa volta inquadrato di fronte. Indossava una maglietta gialla, anzi una maglietta a maniche lunghe gialla e sopra una dello stesso colore ma a maniche corte.

“Figata… devo farlo anche io.” Aveva detto Dani ad alta voce perché le sue orecchie recepissero a pieno il suo pensiero.

novantaquattroPoi il tipo si era tolto fisicamente l’effetto che gli stava sfocando la faccia come fosse un cappuccio e aveva iniziato a cantare. Assomigliava al cantante dei Nirvana, stesso taglio di capelli, ma non erano i Nirvana quelli, e poi la faccia di Blake Bain la conosceva bene. Il video era assurdo: il biondo faceva cose strane, trascinava la bara nel bosco e aveva un copricapo indiano. Poi altro stacco su di un auto da corsa tipo Nascar, ma auto vecchie, anni settanta, poi di nuovo su quella cazzo di bara, stavolta in piedi: il coperchio si era aperto e ne era uscito un vecchio con la chitarra piena di adesivi. Sembrava un barbone e stava facendo finta di suonare. Era chiaro che non sapeva nemmeno dove mettere le mani. Poi era partito il ritornello. Assurdo: adesso c’erano due tipe impegnate in una specie di coreografia dentro un cimitero e poi ancora il tipo che stava canticchiando poco convinto, con un berretto colorato in testa e gli occhiali da sole.

Stracrasto il berretto, altro che quel cavolo di cappello con le orecchie che ho io… aveva pensato Dani.

Poi il ritornello della canzone già al secondo passaggio aveva iniziato a girargli in testa domandando spazio alla foto mentale di Flors.

Soy un perdedor… i’m a loser baby, so why don’t you kill me?

Dani era reduce da un bel voto in inglese e senza fatica aveva colto il significato delle parole; era la prima volta che riusciva a capire al volo il significato di un brano in inglese solo ascoltandolo, senza bisogno di andare a cercarsi il testo su qualche libro nel garage di Cristiano o direttamente nel database mentale di suo cugino, più potente di un 386.

Sono un perdente baby, allora perché non mi uccidi? Ecco che cosa avrebbe dovuto dire a Flors dopo averla centrata con una pallonata.

Dani aveva aspettato con ansia la fine del video per leggere in sovrimpressione titolo del brano e nome dell’artista: due parole – Beck, Loser. Album Mellow Gold.

Aveva deciso immediatamente di lasciare l’Italia poco prima che il nemico irrompesse a Caporetto (erano indietrissimo con il programma) per correre in camera. Troppe cose da fare e troppo poco tempo. Aveva aperto l’armadio sicuro che da qualche parte ci fosse una maglia a maniche lunghe, magari riciclata, di quelle che a suo papà non andavano più bene. Maglia corta sopra maglia lunga: aveva deciso che quella sarebbe stata la sua nuova divisa. Jeans e poi Airwalk.

Aveva aperto il cassetto del comodino dove teneva i soldi raccattati da paghette varie, resti di sigarette comprate per la mamma al negozio sotto casa e cento lire. Totale sedicimila trecentocinquanta lire. Ancora troppo pochi per comprare la cassetta, e poi figurati se lassù, dove a malapena arrivavano i film in prima visione dall’America, il negozio di dischi ce l’aveva. Era una roba troppo alternativa perché si potesse spingere fino a quei lidi lontani. Ma forse Cristiano ce l’aveva e per una volta Dani non si stava trovando nella scomoda posizione di dover temere il suo giudizio a fronte di un palese interesse per un gruppo o un artista che suo cugino avrebbe bollato inesorabilmente come commerciale.

musicassette

Ma la decisione di sterzare di netto e di rivedere le proprie scelte stilistiche andava portata fino alle estreme conseguenze. Diventare grandi non voleva dire soltanto prendere a calci nelle palle uno che ti ha rubato la bici oppure iniziare a vestirsi come Beck. Fondamentale era anche un po’ di autocritica; e così, intenzionato a fare pulizia, si era avvicinato al ripiano dove teneva tutte le cassette, quasi esclusivamente pirata. Sembrava Paolo appena riavutosi dal trip sulla via di Damasco. Un uomo nuovo. “Masini Marco è stato un piacere. Carboni Luca… va beh dai, però Luca Carboni… no, bisogna essere forti, ciao anche a te. Questa cos’è? Oddio… Francesco Salvi, ma come faccio ad avere sta roba? Elio e le storie Tese li tengo, ovviamente. Gli 883? Mmmh… no dai li tengo… se vedi una che in meno di un mese esce con due diversi è una troia è una troia… no dai non si possono eliminare, Max Pezzali uno di noi…

“Ruggeri?” Si era domandato a voce alta Dani.

“Ruggeri era figo con i Decibel, adesso ha rotto il cazzo…” Un diavoletto con le sembianze di Cristiano gli era apparso per ammonirlo.
“Ma sì, anche Ruggeri via…”

Ovviamente Dani buttava il cartoncino con il titolo dell’album e dei brani in esso contenuto, le cassette le avrebbe riciclate per della musica più adatta al suo nuovo status di teenager.

I cantautori aveva saggiamente deciso di salvarli tutti: Battiato, De Gregori, Guccini, Tenco e Rino Gaetano erano il background che aveva accompagnato ogni viaggio in macchina di media lunghezza e anche Cristiano li riteneva imprescindibili.
Aveva salvato per il rotto della cuffia pure Vasco, ma solo fino a Gli spari sopra: perché secondo gli insegnamenti di Cristiano tutto quello che aveva prodotto dopo era soltanto cacca allo stato liquido.

 

Per scoprire di più a proposito di novantaquattro, clicca qui

 

Nevermind, e sono 25..

Forse ci siamo sbagliati ad interpretare il calendario Maya, forse non era il 2012 l’anno da tenere a mente (o forse siamo tutti morti e non ce ne rendiamo conto come in una serie tv ambientata su un isola). Forse i Maya volevano indicarci questo 2016 come anno da vivere pericolosamente fino al 22 dicembre. Ne sono successe, eh?
Ogni giorno qualcosa di nuovo, e ogni giorno se ti guardi indietro c’è un anniversario di morte, di nascita, di un accadimento che oggi nel 2016 trova un suo anniversario tondo, da celebrare.
Ieri sono stati i 100 anni dalla nascita di Aldo Moro, oggi i 25 dell’uscita di Nevermind, non so se mi spiego.
Mentre scrivo lo sto ascoltando su Spotify a tutto volume, attraverso i cuffioni della Beats, in una versione DeLuxe, ma sembra ieri che lo registravo su una cassettina pirata da un’altra cassettina pirata: lato A e lato B, il primo finiva con Drain You e il secondo iniziava con il giro di basso di Lounge Act. Tempo dopo ho scoperto che la foto famosa del bambino nella piscina che cerca di afferrare il dollaro era la copertina dell’album e non la stampa di una maglietta all’ultima moda.
Credo di averlo consumato quel nastro (soprattutto il lato A) nel walkman e poi nello stereo della macchina agli esordi al volante.
Quando l’ho ricomprato in versione compact disc con mio sommo disappunto ho scoperto che non c’erano i testi, e allora sono andato a recuperarli su un libretto con la traduzione italiana (molto, molto approssimativa) a fronte. Lì ho capito che l’inglese andava imparato sul serio.
Nevermind era un bellissimo titolo: anche se non avevo idea di che cosa volesse dire suonava bene, e poi dovevi stare attento a quando lo diceva alla fine di Smells Like Teen Spirit (a proposito di titoli abbastanza riusciti) per fare finta che ne sapevi, anche se poi il ritornello si finiva sempre a sbiascicarlo saltellando e pogando contro nessuno come nel videoclip.
L’attesa che passasse su MTV o affini era snervante perché sapevi che appena ti saresti distratto un attimo lo avrebbero trasmesso.
Oggi basta andare su YouTube e riguardartelo quante volte vuoi il video di Smells Like Teen Spirit, e Nervermind te lo puoi ascoltare gratis (al costo di qualche spot fra un brano e l’altro) e se proprio vuoi fare finta che sia ancora il 1991 basta andare a ricomprarti il vinile, come ho fatto io, che in attesa della pensione, quando mi comprerò un impianto stereo con giradischi prodotto non più tardi del 1988, ho iniziato a collezionare tutti i vinili dei miei album preferiti, per riascoltarmeli un giorno, dopo averli accarezzati e annusati.
Ma per oggi Nevermind lo ascolto ancora in digitale.
Buon venticinquesimo compleanno..